

( )
Untitled 1.
Quei piccoli gesti che si fanno lentamente per renderli speciali.
Scegliere un vinile, guardarlo, odorarlo, osservarlo, e poi girarlo su se stesso, sentirlo scivolare sottile tra le mani.
Sfilare delicatamente il disco. Con molta cura.
Posarlo sulla piastra, sollevare la testina e creare quella fusione, quel contatto che rende vivo il giradischi.
Desideravo questi gesti, ora li ho.
E'trascorso un mese dal ritorno da Praga, ma non riuscivo a scrivere. Un blocco dovuto a un silenzio interiore.
Praga non era stata menzionata tra le mete estive di quest'anno.
Per mesi non si parlava d'altro che di Dublino.
Poi il concerto dei Sigur Ros a Roma ha sconvolto i piani e ci ha stravolto la meta per poterli sentire di nuovo.
Praga è stata inaspettata e non desiderata.
E io non me l'aspettavo così.
Partire con un triste vuoto dentro per qualcosa che era successo, non è stato facile.

Io un cielo così intenso e bello non l'ho mai visto. Mai.
Le nuvole così piene, rotonde, arricciate, morbide, decise non le ho mai viste.
Mi sono lasciata scivolare con stupore da colori e forme.
Nuvole come sfumature su una tela pennellata fittamente di turchese, azzurro, blu, celeste.
Nuvole che creavano perfettamente scie di coriandoli bianchi. Scie di riso soffiato delicatamente fluttuante.
Riempirmi gli occhi di quelle immagini per poi contemplarle qui, quando i giorni a volte si fanno un pò malinconici e duri.
24ore di una Praga grigia. Quel grigio misterioso e fascinoso che avvolge perfettamente una città che sembra starci bene in quei panni. Quel grigio che non è proprio grigio ma un argentato d'epoca.
24ore ininterrotte di pioggia fittafitta, girare e macinare km su km sotto giacchetti, k-way, ombrelli.

Sentirsi i piedi bagnati e il viso accarezzato da qualche goccia che mi faceva star bene. Il meritato cioccolato caldo da Starbucks in una fredda giornata invernale praghese…di agosto.
Katerina e Pavel. Ma soprattutto Katerina per quelle deliziose e buffe situazioni che ci regalava, per quel suo inglese imperfetto che riusciva a colmare con una gestualità dolcemente simpatica.
"La torre col Cappello!!!" è stata la prima cosa che ho detto quando l'ho vista, ed era la cosa che dicevo ogni mattina quando uscivamo dall'albergo e ogni notte quando rientravamo.
Il picnic sulla collina di Petrin. La bellezza dell'isola di Kampa. Rilassatezze, contemplazioni, riflessioni e discorsi bellissimi immersi nel verde. Tra prato e fiume.
Le guglie della Chiesa di Tyn che ho amato con tutta me stessa dal primo attimo in cui in lontananza le ho viste spuntare tra i tetti rossi. I guglini dei miei trip mentali. I guglini di Hogwarths. Le guglie notturne talmente belle da togliere il fiato.
Incantevoli.
I buonissimi Trdelnik, caldi e fumanti, zuccherosi e con quell'odore che mi porto dentro, che sà di Praga.
Il tanto atteso concerto dei Sigur Ros. Il senso di alienazione provato tra milioni di cechi nella lunga attesa. La seconda fila tanto agognata, sotto al palco. Il cuore che esplodeva nell'attesa. Le luci che si spengono e le prime note di Svefn-g-englar e loro davanti agli occhi. I brividi, quelli piccoli e veloci. Le mani che si stringono.
I miei occhi pieni di quella magia che tanto rivolevo vivere. La rivolevo, però, davanti agli occhi. E volevo che i coriandoli questa volta mi scivolassero sulla testa come neve. Che mi inondassero di quella gioia fortissima durante Gobledigook. Volevo tutte queste cose e le ho avute.
Il misto di gioia e lacrime tra i coriandoli non riesco a descriverla. Un groviglio di emozioni troppo intense e liberatorie.
Il muro di John Lennon che non trovavamo.
Il LungoMoldava che mentre lo percorri ti fa scoprire scorci di una Praga vista da lontano luminosa e magica.
Il flashosissimo spettacolo sui Beatles al Black Light Theatre.
I trip surreali al Museo Kampa. Foto e trip.
Il Castello, i suoi giardini e i dintorni del Castello. Quei vicoletti che non volevamo lasciare.
Il Palladium. Che non si potrà mai scordare di me. Eheh.
Praga non è stata malinconica come tutti mi avevano detto, forse perchè lo ero troppo io.
Praga si è mostrata allegra, gioiosa, colorata.
Praga per me è stata cielo e parchi.
Praga me la sono goduta con una malinconia interiore e una contemplazione esteriore, riflessiva ed estasiata.
Untitled 4.
Gli anni che aumentano, che vanno oltre quel muretto, vanno oltre quella fascia d'età che c'è scritta ovunque e ci si sente strani.
Ringrazio le 3 persone (+ un cane) per me fondamentali, che hanno reso il mio compleanno meravigliosamente hippie nella sua semplicità e alla mezzanotte mi hanno cantato "LALALALALALA" dei Sigur Ros lanciandomi coriandoli colorati come al concerto.
..........................................
Lavorare con i bambini e scoprirli piano piano, imparare a conoscere te stessa attraverso loro. Provare gioia nel vederli divertiti e interessati per qualcosa che tu fai e sentirti chiamare Mary Poppins perché te ne vai in giro con una borsa piena di giochi ogni giorno diversi.
Responsabilità e difficoltà. Niente di più costruttivo.
Untitled 6.
E poi 6anni insieme. E non mi sembra quantitativamente possibile. Eppure è così. Ed è bello. Straordinariamente bello costruire un rapporto speciale e non accorgersi del tempo che passa.
Per qualcuno una piccola noce è solo una piccola noce, per qualcun altro vuol dire 'casa', vuol dire flusso di energie emozionali psichedeliche e frenetiche, vuol dire musica, vuol dire FUSIONE CHE DIVENTA UNO.

Lei e lui si incontrarono grazie alla musica.
Si innamorarono.
Cominciarono a vivere le loro emozioni comuni.
E iniziarono a guardare nella stessa direzione.
Noi tre. Le corse e le corse in bicicletta serali per stare vicine e per mettersi alla prova.
La fatica della salita e la leggerezza della discesa. Sudore ed aria.
Pedalata regolare. Cambio marcia. Pedalata accelerata. Cambio marcia. Pedalata fortissima. Dosare le energie e coordinare il respiro. Cambio marcia. Discesa.
Untitled 8.
Un agosto triste. Freddo. Pieno di riflessioni.
15settembre2008

REMEMBER A DAY
[Words & Music By Richard Wright]
Remember a day before today
A day when you were young
Free to play along with time
Evening never comes
Sing a song that can't be sung
Without the morning's kiss
Dream you shall be if you wish
Look for your king
Why can't we play today?
Why can't we stay that way?
Climb your favourite apple tree
Try to catch the sun
Hide from your little brother's gun
Dream yourself away
Why can't we reach the sun?
Why can't we blow the years away?
Blow away
Blow away
Remember
Remember

*La speranza di rivederli suonare tutti insieme è svanita per sempre...e c'è un vuoto silenziosamente triste..*
Milano non è Milano.
Così dice un libro.
Milano è stata Milano ma è anche stata una Milano diversa, una Milano che ti delude, che ti inorridisce, che ti fa schifo, che non ti fa respirare per lo smog, una Milano che ti sente lamentosa, una Milano grigia, grigia soffocante.
Una Milano che ti offre centinaia di guglie ansiogene.
Ma poi ti svegli una mattina e quella Milano cambia faccia, cambia colore, cambia umore.
Ti stupisce, ti fa ricredere, ti sorprende, ti destabilizza, ti fa fare mille riflessioni e ti lascia nella sospensione osservativa col mezzo sorrisetto di sbieco.
Tre giorni a Milano, principalmente per i Radiohead, ma che poi si sono trasformati anche in altro.
Tre giorni per staccare dal delirio della mia casa, tra lavori assordanti, polvere, bunkeraggi, caos.
Per staccare mentalmente, dallo studio e da quei soliti pensieri che ogni tanto tornano.
Milano, i Radiohead e noi 4: Ste, Picia, Paul ed Io.
Riavere accanto sull’aereo, divise dal corridoietto, la mia Picia è stato bello. E’ stata la prima persona con cui ho preso l’aereo in adolescenza. La prima persona a cui ho dato la mano quando quell’aereo per Londra decollò e ci cambiò la vita. Strette strette.
Stavolta, le mani si sono strette di nuovo, fortissimo, fregandosene del corridoietto, fregandosene delle persone, ed è stato bello.
Milano ci ha accolto male, con grigiore, freddo autunnale, tanto smog, sbiadita e senza personalità.
Tranne per la stazione Potteriana che ha catturato subito la mia attenzione.
Milano sono stati i due concerti dei Radiohead, quello del 17 per Picia e Paul e quello del 18 per Me e Ste.
Sono stati i Navigli: i ponticelli attraversati duemila volte, entrare e uscire dai negozietti, le librerie particolari, la fumetteria e gli Zipits e il “ok prendiamoci questi ultimi due!”, aprirli con l’emozione di due bambine, l’amore per il cane a pancia in sù, il film che stavano girando, i tipi fashion, il localetto dove abbiamo pranzato, milioni di considerazioni.
L’ossessione comica di Ste nel trovare cd introvabili. La formidabile Flip di Paul. Il dolore dei miei piedi e quelli di Picia. La colazione insieme.
E’ stato il Duomo: i nostri commenti poco felici su Milano nel Bar Duomo e le facce stranite dei baristi, il fantastico cartellone pubblicitario del soprannominato Capovillaggio All together now, le divertenti flippate, la vecchia signora col walkman e la sua fantastica espressione, la sopravvalutata Galleria Vittorio Emanuele, Via Torino e la sorprendente collegabilità di zone distanti tra loro.
Ci sono state le Colonne e la fresca comodità nel sederci. Corso Ticinese e lo shopping.
Le risate. Tante. La complicità.
La pizzeria nella Galleria Vittorio Emanuele che ci ha accolto due volte.
I continui interrogativi “Ma Lorenzo che fine avrà fatto?!?”.
Il pub inglese sotto l’albergo e le canzoni bizzarramente italiane che passava. E il "cosa ci sarà e cosa succederà dietro le tende del pub?!".
La partita Italia-Francia vista con Ste in albergo e le urla di esaltazione e la paura che qualcuno venisse a reclamarci. Andarli a prendere all’Arena e vederli tutti bagnati e sconvolti.
La GS sotto l’albergo e le prese in giro sulla mia GS card.
Una Milano che ti regala incontri inaspettati, assurdi, buffi con chi conosci.
Osservando i giardini e i parchi in una grigia Milano, pensavo che tutto fosse morto sotto quella nuvola immensa e pesantemente devastante di smog ma non è così, gli alberi, le piante, i fiori, l’erba si risvegliano col sole ed è sorprendente.
I Radiohead.
Li desideravo da sempre.
Ti accompagnano nell’adolescenza, ti segnano per sempre momenti, situazioni, periodi, amori, amicizie con una canzone. Ma poi evolvono. Cambiano. Maturano. E tu cambi con loro.
Certe canzoni vecchie, tanto vecchie, non le fanno.
Non sono più quelli del primo cd. O del secondo. Sono altri.
E forse lo sei anche tu, ma ti chiedi perché non provano malinconia.
La tua stessa malinconia.
O forse dire di non essere più quelli di una volta è un muro per proteggersi da certe emozioni troppo forti?!
Parco Sempione è bellissimo tra sole e ombre, pieni di persone in fila nei loro gate, pieno di venditori di panini, ciambelle, panzerotti, patatine, pizze, odori fusi tra di loro, panchine occupate, venditori di magliette, di spillette, di felpe, chi ufficiali chi no.
L’Arena Civica è troppo grande ma è bella.
Due ore prima dell’inizio del concerto volano osservando e ascoltando le migliaia di persone che affollano quel posto. Si entra per attimi in altre vite. Perché per qualche ora si condividerà qualcosa di intimo, di speciale insieme a loro. Persone che come me, vengono da altre città.
"..Everyone
Everyone around here
Everyone is so near
It’s holding on.."
Puntualissimi entrano loro, ancora con la luce del giorno che non porta intimità e fascino.
Poi pian piano la luce sfuma fino a diventare un blu notte intenso.
Sono lì, che fisso il palco, fisso Thom Yorke che si muove in modo buffo, fisso Stefano che è rapito e mi stringe la mano energicamente quando l’emozione si fa fortissima, è il nostro codice quando le parole non riescono ad uscire, quando lo sguardo non riesce a dare una sensazione anche fisica oltre che profonda. Fisso le persone in controluce rifletto e penso.
E’ meraviglioso.
Meravigliosa la voce delicata, potente, stabile, eterea, sicura, sottile, armoniosa, malinconica, dolorosa di Yorke.
Sono potenti, destabilizzanti, dolorose, malinconiche certe canzoni.
Sono adrenaliniche, schizofreniche altre.
Barre verticali luminose squarciano psichedelicamente il palco e ingabbiano i Radiohead in fasci di luce catartica quasi come fossero un ologramma.
Escono e poi rientrano. Escono e poi rientrano.
Quando ho la sensazione che non rientreranno mi rendo conto di avere gli occhi lucidi e di mugugnare lamentosamente qualcosa.
E ci sediamo lì. Io e lui, come spesso è successo in altri grandi concerti. A fissare il palco. Le persone che vanno via. Lo svuotarsi. Quello che c’è stato e che è finito. A fissare il vuoto. A non parlare e capirsi silenziosamente. A lasciar scorrere le emozioni e le immagini dentro di sé in un posto sicuro.
"..What’s that? (I may be paranoid but I’m not an android).."
Giornate frenetiche, giornate in cui non mi basta il tempo per tutto.
Giornate in cui la frenesia è la soluzione per non pensare.
Si avvicina il periodo infernale degli esami, della preparazione della tesi, dei tempi che si accorciano, dell’ansia da prestazione, delle tensioni accumulate.
Un fine Aprile con il ritorno momentaneo della cara Erasmussiana. Confidenze e birre.
Sfide tra Ponze e Celestini. Una vittoria inaspettata.
Il filmino adolescenziale, le risate che paralizzano le guance e il Patto d’intesa.
Quel passo grande che ho finalmente fatto. Sospiro di sollievo.
Un Aprile con la continua necessità di prati e di parchi.

Le regole del "gioco" sono queste:
Che cos'è?
"D eci e lode" è un premio, un certificato, un attestato di stima e gradimento per ciò che il premiato propone.
Come si assegna?
Chi ne ha ricevuto uno può assegnarne quanti ne vuole, ogni volta che vuole, come simbolo di stima a chiunque apprezzi in maniera particolare, con qualsiasi motivazione sempre che il destinatario, colui o colei che assegna il premio o la motivazione non denotino valori negativi come l'istigazione al razzismo, alla violenza, alla pedofilia e cosacce del genere dalle quali il "Premio D eci e lode" si dissocia e con le quali non ha e non vuole mai avere niente a che fare.
Le regole:
1. Esporre il logo del "Premio D eci e lode", che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto. E' un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");
2. Linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento;
3. Se non si lascia il collegamento al post originario già inserito nel codice html del premio provvedere a linkarlo (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");
4. Inserire il regolamento (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");
5. Premiare almeno 1 blog aggiungendo la motivazione.
Queste regole sono obbligatorie soltanto la prima volta che si riceve il premio per permettere la sua diffusione, ricevendone più di uno non è necessario ripetere le procedure ogni volta, a meno che si desideri farlo. Ci si può limitare ad accantonare i propri premi in bacheca per mostrarli e potersi vantare di quanti se ne siano conquistati.
Si ricorda che chi è stato già premiato una volta può assegnare tutti i "Premio D eci e lode" che vuole e quando vuole ( a parte il primo), anche a distanza di tempo, per sempre. Basterà dichiarare il blog a cui lo si vuole assegnare e la motivazione. Oltre che, naturalmente, mettere a disposizione il necessario link in caso che il destinatario non sia ancora stato premiato prima.
Pur avendo difficoltà a tenere il ritmo costante nella lettura dei blog, assegnerò il premio a più persone, perchè sono quelle che leggo più “frequentemente” e con più interesse, ma che soprattutto riescono ad emozionarmi leggendole.
Cey, DonnaY, Yllo, Silvia.
Non sono un’amante del caffè, men che meno di quello amaro o poco dolce, ma quando lo bevo preferisco sorseggiarlo e lo faccio soprattutto per questioni utili.
Una lunga e intensa nottata di studio. Evitare il down del primo pomeriggio. Cose così.
Stamattina c’è stato il mio primo caffè amaro e bevuto velocemente.
Un caffè amaro che sapeva di buono.
Di ‘son talmente emozionata che non riesco a mettere neanche lo zucchero nel caffè’.
La prima giornata di un tirocinio che dopo mesi, causa l’assurda burocrazia è arrivato.
Sono emotiva e per quanto non vedessi l’ora di iniziare a lavorare, stanotte non ho dormito.
Sarà che mi entusiasmo facilmente, ma neanche troppo facilmente.
Ma c’è da dire che mi è piaciuto e pure parecchio.
Capire che forse quello per cui stai studiando da anni ti piace davvero.
Che è bello confrontarsi con chi sa più di te.
Che impacciata e timida come sono sempre nelle situazioni di disagio mi sono vista completamente diversa. Completamente a mio agio. Completamente disposta ad assorbire tutto come una spugna. Completamente in empatia con le persone e con le loro difficili storie di vita.
Ed è bello sentirsi apprezzati.
Sentirsi così.
Un finesettimana scappando da tutto. Solo io e lui.
Paesaggio umbro.
Paesaggio rilassante fuori da qualsiasi mio bisogno di freneticità.
Le piccole cose che mi emozionano.
Le mie ‘considerazioni’ ad alta voce.
Le foto color seppia.
Le analisi ‘sociologiche’ che tiro sempre fuori.
I suoi agguati per strada.
Fennegor Assel Vennegor.
Le prese in giro nei miei confronti perché sono senza ombra di dubbio un essere buffo.
Gli uliveti e il loro fascino.
I saltelli pieni di euforia per casa.
Gli attacchi a koala.
La nostra complicità che c’è sempre e ovunque.
La numerologia.
I nostri occhi che diventano mani
Il maneggio dove andava a cavallo da piccolo e i suoi occhi lucidi.
Il tè caldo con tanto tanto limone sul divano vicino al camino, di notte dopo il rientro.
Quel gesto inaspettato per noi, che ci siamo sentiti di fare. Essì è stato strano e bello.
Il mio mal di pancia e le coccole. Milioni di coccole. Perché io son furba.
Respirare quei giochi di quando era piccolo.
Cantargli una canzone in macchina immersi nel paesaggio.
Il meraviglioso campanile illuminato di notte.
Ci sono quelli che spariscono e ci sono quelli che ritornano.
Ci sono i tunnel emozionali.
Ci sono libri da leggere che hanno invaso la mia camera.
Ci sono le bambine, quelle con cui passo spesso qualche ora il pomeriggio, osservarle stupita e divertita. Riempirmi di gioia.
Ci sono i colori a soffio.
C’è la voglia di vedere sospirante tutti i film di McAvoy.
C’è che sto uscendo piano piano dal tunnel ‘Harry Potter’.
C’è l'amore per Becoming Jane visto troppe volte in pochi giorni.

"Sono stata brava?" "Altrochè.....bravissima!"
Ehhhhhhhh....
Le diciotto e quarantacinque di un sabato pomeriggio di Gennaio.
La pioggia che lentamente và sfinandosi regalando piccoli aghi d'acqua all'asfalto già troppo bagnato.
Un ragazzo e una ragazza mano nella mano aspettano il momento giusto per attraversare tra una macchina e l'altra.
Attraversano sotto lo stesso ombrello, perchè a lei piace così, su quella strada principale del centro, nel punto in cui c'è la biforcazione.
E proprio al centro, tra le due strade c'è quella gelateria, dove il gelato non è neanche troppo male.
Attraversando lei nota qualcosa in contrasto col blunotte del cielo.
Dentro quel piccolo giornalaio davanti alla gelateria c'è una donna.
Una donna anziana.
Una donna anziana sui settant'anni.
Una donna anziana sui settant'anni e il viso provato.
Una donna anziana sui settant'anni, il viso provato e l'espressione smarrita.
Una donna anziana sui settant'anni, il viso provato, l'espressione smarrita e dello zucchero filato sulla testa.
I capelli così arruffati e cotonati fitti fitti che le sembravano zucchero filato in contrasto perfettamente col buio.
Si fermò al centro della strada, mentre lui camminava.
Le loro mani si sciolsero delicatamente sotto la pioggia, a pochi metri dal piccolo giornalaio.
Dietro il bancone sommerso di giornali, c'era quella donna anziana col viso provato, l'espressione smarrita e dello zucchero filato sulla testa.
E la ragazza la fissava rapita.
La fissava rapita con la bocca semiaperta e i capelli bagnati.
E il ragazzo fissava stupito e incuriosito la ragazza ferma in mezzo la strada che fissava dentro quel piccolo giornalaio.
Inquietudine.
Dolcezza.
Bellezza.
Tristezza.
Stravaganza.
Stanchezza.
Lentezza.
Armonia.
La ragazza stava fotografando, dentro di sè, per sempre quell'immagine.
Le diciotto e cinquantatre di un sabato pomeriggio di Gennaio.
Un ragazzo e una ragazza mano nella mano sotto lo stesso ombrello, perchè a lei piace così, camminano in una stradina in silenzio.
Lui si gira a guardarla per un attimo.
Lei sorride e guarda il cielo blunotte con un giornale sotto al braccio.
E' la terra della Psiche o della Psichedelia anzi di entrambe le cose...è il posto segreto che è dentro di me, ma è anche un luogo che ho spesso sognato...un luogo dove chiunque può rifugiarsi...è "l'isola che non c'è" di tutti quelli che riflettono troppo ma anche di quelli che amano divertirsi e godersi le passioni fino in fondo...
oggi
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Stefano. Andare ai concerti. I particolari. Osservare fuori al finestrino di un treno che và. I Cristalli di Neve. Viaggiare. Zoe. Gli Arcobaleni. I vinili. Capirsi in silenzio. Il viaggio a Londra con Chiara. Un abbraccio sincero. I Disney Store. L’incontro a Londra con Liam insieme a Chiara. Il 1°Capodanno con Ste. Il Natale. Andare al cinema e a teatro. Ridere. Il Concerto di Roger Waters a Lucca con Nick Mason °_°. Parigi con Ste. Le sorprese. Fare collage. Il sushi. Quando protesto per qualcosa in cui credo. Il mio piumone/nuvola. Quando dico o mi dicono “ti voglio bene”. I ricordi. Fate e Folletti. L'autunno. Quando Zoe si accoccola vicino a me. I miei passati 17anni. “Nuotando nell’aria”. Guardare e riguardare vecchie foto. L’incontro in albergo con gli Afterhours insieme a Ste. Essere stupita. Un 1°Maggio di qualche anno fa al concertone. Le bolle di sapone. Lasciarmi avvolgere da un libro. Vivere la notte. Ascoltare musica. L'odore dei libri. I concerti dei Verdena. Fare l'amore con Ste. Il primo concerto dei Giardini di Mirò al Circolo degli Artisti. Le coccole. Fotografare.
I sensi di colpa. I ricatti psicologici. Gli insetti volanti e zampettosi. L'arroganza. Schifeggiare mentre si mangia. La superficialità. L’egocentrismo malato. La mentalità di famiglia. I medici. Chi non ha passioni. Non sentire musica in macchina. Il rosa. Le distinzioni assurde e ottuse tra maschio e femmina. L’ansia. Chi giudica troppo e sparla. Chi non và "oltre".
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Coraline_Selick
Ps. I love you_LaGravenese
La vita segreta delle api_Prince-Bythewood
The Duchess_Dibb
23.01 - MORGAN - Feltrinelli
26.01 - SUBSONICA - Auditorium
19.02 - ASTRID HOTEL (+ AFFY BUD) - EscoPazzo
20.02 - BEFORE CRISIS - Led Zep
01.03 - MELISSA AUF DER MAUR - Auditorium
15.03 - MARCOSBANDA + CRISTINA DONA' - Auditorium
01.04 - ASTRID HOTEL - ConteStaccio
11.05 - GLASVEGAS - Circolo degli Artisti
15.05 - 65DAYSOFSTATIC - Init
21.05 - ASTRID HOTEL - Qube
23.05 - LORENZO LAMBIASE - Init
28.05 - GOD IS AN ASTRONAUT - Init
06.06 - GIARDINI DI MIRO' VS IL FUOCO - Piccolo Eliseo
13.06 - ASTRID HOTEL - CSOA Spartaco
24.06 - AMIINA - Circolo degli Artisti
27.06 - SUBSONICA - Rock in Roma
03.07 - QBETA+TORPEDO+UNDERDOG+
NUINDACO - Normali Marziani Music Fest (Parco degli Acquedotti)
04.07 - KAKI KING+DMBQ+SOUL OF THE CAVE - Nel Nome del Rock (Palestrina)
05.07 - GONG - Villa Ada